lunedì 6 agosto 2012

Sentieri e altre coincidenze






Sentieri.


Qualcuno l'ha battezzata "Sentiero della speranza", la mulattiera che sale su dal villaggio di Glassier, oltre Ollomont, dove la strada carrozzabile termina dopo essersi inerpicata del lato destro (orografico) della Val Pelline, che dopo aver superato l'Alpe Pont, porta alla spettacolare Conca di By e sconfina in territorio svizzero, alle pendici del massiccio del Gran Combin con il suo ghiacciaio. Le nostre montagne sono attraversate da sentieri di pastori, o soldati, o contadini, o cortei al seguito delle cacce reali, o mercanti e contabbandieri, oppure anche ribelli, fuorilegge e perseguitati di ogni genere. Sentieri delle comunità o dello Stato, oppure, sentieri di libertà e speranza. Il turista ignaro della loro lunga storia, delle generazioni che nel corso dei secoli li hanno costruiti e curati, li percorre come se fossero stati concepiti per le sue escursioni. Sono le antiche strade, umili monumenti di una geografia che si può conoscere solo con i piedi, ribattezzate con le lettere e i numeri di una cartografia turistica che ne giustifica la moderna economia, quanto basta per non essere cancellate da vegetazione, acqua, valanghe e frane, a spese delle esauste casse dello Stato. Per tramandare tracce di resistenza antinazista e, forse involontariamente, di sconfinamenti ancora più antichi, qualcuno ha battezzato questa mulattiera "Sentiero della speranza" consacrandolo con le parole profetiche e l'auspicio di Emile Chanoux che l'Europa potesse diventare una grande Svizzera, la Svizzera di allora, s'intende, terra di convivenza e di accoglienza, anziché "gigantesco mattatoio" in cui "i deboli sono massacrati solo perché sono deboli e la forza non solo calpesta il diritto ma si fa diritto essa stessa". Mi sono mosso troppo tardi per un percorso che parte tirando e senza ombra, e il sole oggi picchia. Decido di non bruciare questa escursione e di lasciarla per un'altra volta, coltivando la nostalgia dell'attesa.
Torno indietro. Mi fermo ad una locanda con ombrelloni, sdraio e tavoli per mangiare in compagnia. Ho infilato nel mio zaino, come lettura per i momenti di sosta, Sostiene Pereira, di Antonio Tabucchi, ambientato nella Lisbona del 1938, ai tempi della guerra civile spagnola, quando l'Europa era in bilico sull'abisso della seconda guerra mondiale. lo leggo mentre gusto il "tagliere" di formaggi e salumi e un bicchiere di fresca birra bionda.
" Discesero in silenzio l'Avenida da Libertade e arrivarono al Rossio. Pereira scelse un tavolino all'interno, perché fuori, sotto la tenda, faceva troppo caldo". Chi dice che non si possono fare due cose contemporaneamente, magari traendo dalla loro inedita risonanza una irripetibile sensazione? Proprio allora hanno cominciato a scendere discretamente dagli altoparlanti nascosti nella tettoia della locanda gli arpeggi di una chitarra che suona la melodia di un dolcissimo fado. La coincidenza, che viola tutte le leggi della probabilità, mi fa sentire leggero, come se una brezza di provvidenza laica aleggiasse sui prati vasti immersi nel meriggio. Sostiene Pereira. Parlo con la signora che gestisce la locanda. Si chiama Roberta, da poco ha aperto l'esercizio, una scelta di vita. Ha portato questo CD da un viaggio in bici attraverso il Portogallo, con una sua amica. Ragioniamo delle coincidenze, del Portogallo, di Tabucchi, della sua nuova esperienza di locandiera.
Tra poche ore, in Val di Rême, ho appuntamento con una anziana maestra da molto tempo ormai fuori servizio, come si dice. Ha insegnato per trenta anni nei villaggi di queste montagne. È una di quelle donne che rinnovano ogni momento la curiosità, la bellezza e l'entusiasmo, come gli antichi sentieri. Mi siederò accanto a lei e raccoglieró i ricordi, freschi come di ieri, delle sue pluriclassi, di una ragazza ventenne che ha studiato ad Aosta ma è diventata maestra in un villaggio di montagna, di bambini volenterosi abituati a studiare senza smettere di lavorare, di rapporti costruiti sulla creatività e l'entusiasmo, con il sostegno delle famiglie e dei bambini stessi, senza sussidi ed aiuti, o corsi di formazione o di aggiornamento, e senza colleghi con cui scambiarsi le esperienze. Racconti di quotidiano, spensierato, ottimistico, non eroico eroismo. Sentieri, coincidenze, tracce, memorie.
"Forse, nell'imperscrutabile trama degli eventi che gli dèi ci concedono, tutto ciò ha un significato". Sostiene Tabucchi.
Desiderio di comunicare questo sentimento di trame delicate del primo di agosto di cui solo gli dei sanno il significato, di cui sono stato testimone.




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