domenica 1 luglio 2012

Felicità e gratitudine, quale rapporto?




"La felicità è come la verità: non la si ha, ci si è. Per questo nessuno che sia felice può sapere di esserlo. Per vedere la felicità, ne dovrebbe uscire. L'unico rapporto fra coscienza e felicità è la gratitudine." Adorno (Minima Moralia)

Questa citazione conclude l'interessante articolo di Maurizio Ferraris su La Repubblica di oggi primo luglio dal titolo "Felicismo, la nuova ideologia" (con interessante bibliografia di riferimento). In questa riflessione che sto conducendo passo dopo passo i temi della felicità, del benessere, del dono, della gratitudine, della costruzione di un mondo "al positivo" e quindi che valorizza e apprezza, appaiono inanellati, presentano forti risonanze. E con essi il tema della "fiducia di fondo", di cui parlava lo psicologo Erickson e il cui tema è stato ripreso dal teologo Franz Konig, la cui mancanza è così vicina ad un certo tipo di pessimismo di fondo forse collegato al quadro clinico della depressione. Tutto ciò ha valenze individuali ma anche organizzative e sociali (esiste un quadro clinico di "depressione sociale"? Come la si può affrontare/curare? E' possibile la via della gratitudine come suggeriva Adorno?). Il recente libro di Seligman Flourish mostra che la psicologia del benessere sta diventando una prospettiva sempre più seguita. Ma quali problemi presenta? Come questi temi uniscono il nostro vissuto quotidiano e particolare, il nostro comportamento e il nostro modo di relazionarci e i grandi temi di fondo politici e di  civiltà della nostra epoca? Domande, domande, domande cui non si può rispondere solo intellettualmente ma neppure solo emotivamente, e cui non si può rispondere da soli. Domande cui si può rispondere sperimentando percorsi autentici, che impongono di trasformarci mano a mano che troviamo con gli altri delle "risposte" o delle consonanze. 
Sono tanti temi su cui in modo sempre più preciso vorrei continuare a sviluppare la conversazione su Sottoilpelodellacqua.blogspot.com, aprendolo se possibile ad altre esperienze e contributi. 
Per sintonizzarmi con il tema della gratitudine posto il canto di Mahalia Jackson Just as I Am, le cui parole dicono: 


Just as I am, without one plea, 
 but that thy blood was shed for me, 
 and that thou bidst me come to thee, 
 O Lamb of God, I come, I come. 

2. Just as I am, and waiting not 
 to rid my soul of one dark blot, 
 to thee whose blood can cleanse each spot, 
 O Lamb of God, I come, I come. 

3. Just as I am, though tossed about 
 with many a conflict, many a doubt, 
 fightings and fears within, without, 
 O Lamb of God, I come, I come. 

4. Just as I am, poor, wretched, blind; 
 sight, riches, healing of the mind, 
 yea, all I need in thee to find, 
 O Lamb of God, I come, I come. 

5. Just as I am, thou wilt receive, 
 wilt welcome, pardon, cleanse, relieve; 
 because thy promise I believe, 
 O Lamb of God, I come, I come. 

6. Just as I am, thy love unknown 
 hath broken every barrier down; 
 now, to be thine, yea thine alone, 
 O Lamb of God, I come, I come. 

In forma di canto religioso rivolto all'Agnello del Signore (dono per eccellenza nel mondo cristiano posto a fondamento del nuovo patto) è un inno alla fiducia di fondo (come il salmo "Il signore è il mio pastore, non manco di nulla e come tante preghiere a partire dal Padre Nostro).  Quale è il posto della fede rispetto alla fiducia (di fondo)? E viceversa, quale è il posto della fiducia di fondo nella fede? Altre domande rispetto alle quali non ho risposte preconcette, né le trovo ancora, mentre trovo sensibilità. 

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