lunedì 16 luglio 2012

pietre di luci e tempo



Anche le pietre degradano. La pietra di lecce (calceolite) è particolarmente esposta a quella forma di degrado che si chiama "alveolizzazione" (honeycomb, cavernous decay), cioè la formazione di cavità di forma e dimensioni variabili, dette alveoli, spesso interconnesse e con distribuzione non uniforme. Questa foto, insieme all'altra che chiude il post,  l'ho scattata ieri a Lecce. Non è solo per fornire esempi della minaccia che questa corrosione porta al patrimonio artistico del "barocco leccese", ma perché questa foto sembra essere una cristallizzazione del tempo, con i diversi gradi di corrosione, dove la sostituzione conservativa a sinistra in alto con la sua superficie ancora liscia mette ancora di più in evidenza il vuoto del quadratino alla sua base. Il tempo, fattosi pietra, produce un gioco di luci e di ombre irregolare, unico e pieno di mistero pur nella luce abbacinante. I graffi nelle pietre sono graffiti, la pietra è luce nel suo farsi e disfarsi, nel suo miracoloso stato di sospensione. La durezza dell'angolo con cui si conclude la parete a destra  valorizza la luce sulla superficie ma anche la durezza e la fragilità delle pietre.  Il tutto è colto con uno sguardo che si è trasformato in un click,  che produce l'effetto di un' istantanea, come quando si sorprende l'espressione fugace di un volto. Ma l'istantanea esprime in realtà la rapidità del nostro sguardo, è nel nostro sguardo di passanti, che riflette il lungo passare del tempo sulle pietre.


domenica 8 luglio 2012

Ubuntu

Canto di protesta in lingua Bantu contro l'apartheid. E' parte della colonna sonora di In My Country, il film che prende spunto dalla Commissione sulla Verità e Riconciliazione del Sud Africa. Canta Princess Soi-Soi Gqeza (il tema sviluppa il senso drammatico del per-donare, coniugato con quella della giustizia e con il concetto di ubuntu







Tutu così spiegò il termine zulù  Ubuntu:
One of the sayings in our country is Ubuntu – the essence of being human. Ubuntu speaks particularly about the fact that you can't exist as a human being in isolation. It speaks about our interconnectedness. You can't be human all by yourself, and when you have this quality – Ubuntu – you are known for your generosity. We think of ourselves far too frequently as just individuals, separated from one another, whereas you are connected and what you do affects the whole World. When you do well, it spreads out; it is for the whole of humanity.
Nelson Mandela così spiegò il termine di Ubuntu
A traveller through a country would stop at a village and he didn't have to ask for food or for water. Once he stops, the people give him food, entertain him. That is one aspect of Ubuntu, but it will have various aspects. Ubuntu does not mean that people should not enrich themselves. The question therefore is: Are you going to do so in order to enable the community around you to be able to improve?

Lo stesso concetto lo troviamo in tante altre lingue e filosofie.

venerdì 6 luglio 2012

GABRIEL GARCIA MARQUEZ





’E’ ancora con noi, possiamo parlargli con allegria e con l’entusiasmo di sempre" 


e amarlo ancora di più. 

giovedì 5 luglio 2012

Ri-Conoscenza, Per-Donare

La composizione delle parole ci aiuta a riflettere sul loro significato profondo:

Ri - Conoscenza

Per - Donare


Alcune riflessioni dopo un colloquio con una mediatrice:

Da un po' di tempo sono arrivato a considerare la capacità di dare ri-conoscenza, essere ri-conoscenti, insieme con la capacità di per-donare (for give) (diverso dal dimenticare i torti ricevuti, al lasciar correre) delle competenze umane di base che superano il livello norme della convivenza civica e affondano le loro radici nella tenuta etica della società, ma anche nella cura del benessere profondo dei singoli, delle organizzazioni e della società, e nella costruzione della fiducia di fondo dei singoli. 
Sono delle competenze riflessive per eccellenza. Non credo che possa esservi pratica e capacità riflessiva se non passando attraverso la riconoscenza e il perdono perché la riflessività è innanzi tutto esperienza consapevole di essere parte di un universo di connessioni e risonanze,  e la riconoscenza e il perdono sono la strada per accettare questo essere parte (in ogni momento).
Questi sono la riconoscenza e il  perdono primari, da cui si producono la riconoscenza e i perdoni per atti, persone o situazioni particolari. Ma dal particolare possiamo percorrere la strada verso la riconoscenza e il perdono primari, perché sono nostre capacità e quindi possiamo esercitarle. 
Questa è la via per la percezione del nostro potere e della nostra vulnerabilità e per la comprensione "dall'interno" della nostra responsabilità, cioè della nostra capacità di rispondere avendo avuto la capacità di ascoltare.  
Solo se avvertiamo simultaneamente il nostro potere e la nostra vulnerabilità e pratichiamo riconoscenza e perdono possiamo essere apprezzativi, cioè possiamo dare valore al presente, al passato, al futuro, a noi stessi e agli altri, sia che li conosciamo che se non li conosciamo, o non li conosciamo ancora, alle cose e agli eventi, al loro ordine nascosto o al loro grandioso disordine che apre le porte ai mondi possibili e all'imprevisto.   
Per alcuni privilegiati si tratta di un dono naturale. Normalmente diventiamo capaci di riconoscenza e perdono attraverso una catarsi, una rivelazione, un lampo che squarcia il buio, o un dolore profondo che sappiamo accettare (purché lo sappiamo accettare). 
In un caso e nell'altro possiamo però anche perdere questa capacità. Per questo essa va esercitata e sostenuta quotidianamente. Per questo dobbiamo farci aiutare ed imparare ad accettare l'aiuto, imparando anche ad aiutare gli altri ad essere riconoscenti e a perdonare. 

mercoledì 4 luglio 2012

sottoilpelodell'acqua


E questo video, che oltre ad essere adatto al nome del blog, è adatto a questo caldo.




martedì 3 luglio 2012

Above the wind; festeggiando il superamento delle mille visite



Mi stavo domandando in quale modo festeggiare il superamento delle mille visite a questo blog e ringraziare in questo modo sia i visitatori passeggeri che gli amici più assidui ed ho trovato questa serie di René e Radka dedicata agli aquiloni tratta dagli archivi de le journal de la photographie e intitolata above the wind. Questo blog sta assumenti le caratteristiche di una sorta di viaggio che mi piace condividere, serio ma non serioso, o tedioso, con divagazioni che però girano intorno a un nucleo che mi sembra costituisca il filo conduttore, ma che corrono tutte un po' ... sotto il pelo dell'acqua. Mi sembra bello procedere spesso per rimandi, indicazioni di siti o you tube o libri, suggerire visite virtuali o no. La parte dei link dentro il testo e a margine fornisce questi suggerimenti oltre il testo, su percorsi talvolta convergenti, talvolta divergenti.

Questo è il link degli archivi di Le journal e de la photographie:

http://lejournaldelaphotographie.com/archives/by_date/2012-06-29/7349/rene-radka-above-the-wind

E naturalmente il sito dei due fotografi in cui è possibile vedere, oltre alcune delle loro foto, dei video (anche quelli degli aquiloni) suggestivi e anche provocatori:

http://reneradka.viewbook.com


domenica 1 luglio 2012

piano piano imparo

Da questo post segnaliamo alcune novità che sono state introdotte (in fondo alla pagina):
La traduzione dei testi in altre lingue e quindi anche in inglese che mi sembra accettabile
La statistica settimanale (per aumentare la trasparenza del blog)
Una agevolazione per iscriversi al blog
Un elenco di link "amici"(destinata a crescere nel tempo)
Un elenco di libri e altre segnalazioni consigliate (da perfezionare e da cominciare a riempire)
Per questi due elenchi si accettano suggerimenti

For our english speaking followers :

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